Raccontaci la tua esperienza vissuta nel club, sarà certamente di aiuto a qualcun'altro

Ho 40 anni e fin da ragazzo sono stato in vari posti per imparare a fare il cameriere, tutti ristoranti e pizzerie dove persone più grandi di me bevevano. Mi trovavo qui a Bertinoro, lontano da casa, e a volte la sera dal piazzale Belvedere guardavo giù tutte le luci, mi sentivo solo e piangevo, non per cercare scuse ma il bere, mi aiutava a sentirmi grande. Poi conobbi una ragazza e ci fidanzammo. Partii militare e al mio ritorno avremmo dovuto sposarci ma io sia per la lontananza sia per il bere ne trovai un’altra. Quando lei lo scoprì mi lasciò e non è mai tornata sulla sua decisione.
Fu in questo periodo che iniziai a bere maggiormente e passai anche ai superalcolici. Quando però smisi di pensare a lei non feci altrettanto con l’alcol, anzi. Conobbi molte altre ragazze ma queste storie duravano una, due sere al massimo.

Poi 8 anni fa ho conosciuto Francesca, e in quell’occasione ero ubriaco. Col passare del tempo lei si comportò come un’amica, criticava spesso il mio bere ed io piano piano mi innamorai di lei. Quando finalmente trovai il coraggio di confessarle i miei sentimenti lei mi rispose: “ma vai via, sei solo ubriaco, quando sei sobrio non mi dici mai nulla. A chi devo credere?”. Ci rimasi molto male, sapevo che anche lei mi voleva bene, stava cercando la strada per aiutarmi. Infatti dopo un breve periodo di astinenza, le riparlai chiedendole di venire a vivere con me e le promisi che l’avrei fatta finita con l’alcol. Da quando siamo andati a stare insieme ho fatto mille promesse a Francesca ma tutte le volte ci ricascavo; lei era sempre molto tesa e aveva 10 occhi invece di due. Alla fine mi costrinse a frequentare il Club degli alcolisti in Trattamento.

Sono passati 5 anni ed è buffo come una cosa iniziata per forza si sia trasformata in una piacevole parentesi. Viviamo gomito a gomito con migliaia di persone ma non c’è spazio per un rapporto vero di amicizia, direi anche d’amore. Quante persone vediamo per strada che avrebbero bisogno di aiuto ma spesso diciamo “io ne ho abbastanza dei miei problemi”. Questa amicizia e questi valori li ho ritrovati nel Club. Spesso parliamo anche di problemi che non riguardano l’alcol con la certezza di essere ascoltati, capiti e aiutati. Comunque oggi a distanza di tempo posso finalmente mantenere la promessa fatta a Francesca, anch’io posso dire “no grazie, non bevo alcolici”.

 

Pasquale L.

Alcolista - ACAT Cesena

 

Il mio nome è Luigi, sono alcolista in trattamento da 7 anni in astinenza. Il mio racconto parte da lontano cioè da quando i miei mi hanno permesso di uscire di casa dall’etè di 16-17 anni; ecco qui cominciai il mio approccio con l’alcol. Uscivo con gli amici ed insieme facevamo qualche bisboccia e si beveva anche se inizialmente non arrivavamo all’ubriacatura, ma bevevamo solo per lo stare in società, a contatto con persone più adulte ed io man mano che gli anni passavano (non conoscendo il problema, perchè in ITALIA mancava e manca tuttora una educazione basata sull’insegnamento dei rischi alcolcorrelati), sono passato ad essere un alcol dipendente. Va detto che in questa mia dipendenza c’era a monte un motivo o più motivi dei quali oggi non ne conosco l’identità; diciamo che uno poteva essere il momento in cui, sul lavoro, sono stato lasciato solo a gestire una attività che in un primo momento non mi sembrava di grosse difficoltà, poi si è rivelato più grande del previsto ed io non volendo far vedere le mie difficoltà, ho chiesto aiuto ad un amico: “l’alcol” In queste situazioni non ci rendiamo conto delle nostre azioni e quindi dimentichiamo tutto e non ci rendiamo conto di quanto male facciamo a noi stessi e non solo ma a tutta la famiglia che ci sta intorno; non proviamo la loro vergogna a presentarsi come padre, madre, moglie, figli o fratelli di un individuo che “ama troppo” l’alcol. Quando poi è venuto il momento di fare una scelta o smettere o morire, mi sono dirottato sulla prima e sono stato inviato presso i centri educativi sui problemi alcolcorrelati. Diciamo che è stata una scelta dura perchè si trattava di lasciare un “amico” e si sa quanto sia doloroso perdere un caro confidente se così si può chiamare; però in un momento di riflessione mi sono detto: visto che gli amici mi hanno messo in disparte perchè così si usa ed è logico, si è considerati persone non più capaci di gestire sè stessi, allora gioco forza bisogna dire: lascio un confidente per riacquistare gli amici e così facendo ho iniziato la terapia e mi sono buttato dentro al punto tale che oggi se non vado al club, mi sembra che mi manchi qualcosa: ed a proposito di club io l’ho vissuto e lo vivo tutt’ora come un alimento della mia vita e quindi mi è facile ricordare e riportare alcune testimonianze. Una cosa non posso dimenticare, ed è quella del ruolo che ha svolto e che svolge mia sorella perchè diciamo che è stata sua la spinta maggiore ad accettare il trattamento. Fra i tanti episodi, curiosi o meno, mi è rimasto vivo in mente quello di quando ho partecipato per la prima volta ad un Interclub dove ho conosciuto il prof. Hudolin; ebbene alla fine della riunione lo stesso professore ha invitato tutti a cantare, ecco in quei momenti ho provato la stessa sensazione di quando cantavamo “bevuti” e mi son chiesto cosa penserà la gente fuori sapendo che la dentro c’erano persone che avevano smesso di bere!!! Altri momenti che ricordo sono quelli di quando ho avuto con me al club persone che chiedevano aiuto, vivendo grosse difficoltà perchè in famiglia non erano considerate, un episodio curioso è stato quello di sentire un alcolista dire sempre 0 giorni con una risatina da persona ancora bambina. Un momento molto importante da ricordare per me è stato quello di quando sono stato chiamato a far parte dell’ACAT cesenate. “Ecco” mi sono detto, “qualcuno ha visto che i miei sforzi non sono stati inutili” ed in quel momento mi è sembrato di toccare il cielo con un dito. Sono tutte cose che fanno parte della mia vita attuale ed alle quali, per il momento non vorrei rinunciare perchè mi hanno insegnato e mi insegnano tuttora a capire il valore della vita. Ci sono stati anche episodi brutti, non solo ricadute di altri compagni, ma sono stati quelli di vedere un alcolista prendere per il naso se stesso e tutti gli altri, negando l’evidenza dei fatti, ecco questi sono episodi che mi mandano in bestia, perchè chi fa certe cose non si rende conto di quanto danno rechi a tutta la comunità dei clubs. Quanto detto fin qui fa parte di tutta l’attività dei clubs, che non vanno considerati come semplici ritrovi, ma riunioni dove si discutono tanti problemi, siano essi legati strettamente all’individuo ed alla sua famiglia come quelli che riguardano pi direttamente le istituzioni pubbliche. Certamente di cose da scrivere ce ne sarebbero tante, ma ogni storia ha e deve avere la sua fine, quindi la cosa che più mi auguro è che queste righe (se pubblicate) siano lette non solo da alcolisti, ma da tanta altra gente in modo da far capire loro in una società come questa, la nostra, che c’è sempre un rimedio ad errori volontari od involontari che siano. Chiudo con il dire che i clubs servono per il reinserimento di persone in un contesto sociale, solo che le istituzioni pubbliche devono capire e portare il loro sostegno per una causa che fino ad ieri non era conosciuta, o meglio non voleva essere riconosciuta. Luigi Biondi – ACAT Cesena

 

Luigi B.

ACAT Cesena

Quel giorno, mio figlio… Sono Annalisa. La mia adolescenza è trascorsa all’insegna della spensieratezza; mi sono sposata molto giovane e sono diventata mamma. Il mio matrimonio è stato un disastro. La maternità poi mi ha ulteriormente responsabilizzata. Non soddisfatta del mio ruolo, frequentai prima la scuola magistrale, poi il corso di “Infermiera professionale”. Le mie giornate erano veramente faticose: lavoravo fuori, accudivo la mia famiglia e studiavo. Dopo il diploma e relativo corso fui assunta in ospedale, dove ancora oggi lavoro come dipendente stimata e gratificata. Mio figlio nel frattempo cresceva senza problemi, si è laureato senza nessuna difficoltà; la nostra vita scorreva in modo piatto ma tranquillo; covavo sempre la mia insofferenza. Io e mio marito vivevamo separati in casa. Ciascuno di noi aveva i suoi interessi e le sue amicizie. Ho iniziato a bere come tutti, alle feste, alle cene, l’aperitivo al bar. Le dosi di alcol che assumevo diventavano sempre più massicce, in casa tutti erano a conoscenza di questo mio comportamento e cercavano di farmelo notare, ma io non volevo riconoscere di essere diventata una alcolista. Mio marito durante quel periodo era molto arrabbiato. Mi mortificava, mi insultava e spesso evitava di portarmi alle cene in casa di parenti per non incorrere in brutte figure. Dopo 33 anni di matrimonio ricevetti una telefonata da una donna, che si presentò come la nuova compagna di mio marito: lui, nel giro di pochi mesi, si trasferì in un’altra casa. Mio figlio, contemporaneamente, decise di andare a convivere con la sua ragazza. Da un giorno all’altro mi ritrovai sola e disperata. La reazione a tutto questo aumentò la mia voglia di autodistruzione. In pochi mesi ero arrivata a bere una bottiglia di cognac al giorno. Mio figlio, nonostante non vivesse pi con me, non mi aveva abbandonato, anzi cercava in tutti i modi di starmi vicino. Il mio comportamento peggiorava man mano che passava il tempo. Ero diventata bugiarda, negavo di aver bevuto quando non mi reggevo in piedi, nascondevo le bottiglie nei posti più impensati. Un giorno che avevo bevuto più del solito, mio figlio mi fece sedere sul divano e seriamente mi chiese se mi rendessi conto di avere un problema. Per la prima volta in vita mia fui costretta a riflettere e senza vergogna confessai di aver bisogno di aiuto. Mio figlio aveva già preso contatto con un medico specialista e insieme andammo da lui. Il primo impatto fu sconvolgente, mi chiedeva di staccarmi dall’alcol e di frequentare un Club degli alcolisti in trattamento. Quando gli chiesi per quanto tempo avrei dovuto subire questa punizione (perchè questo pensavo che fosse), mi rispose: “Per sempre”. Non dissi nulla, ma in cuor mio gli diedi del pazzo. Il club che avrei dovuto frequentare era formato da famiglie che avevano problemi derivanti dall’alcol: lo scopo è quello di coinvolgere tutti gli appartenenti al nucleo familiare, perchè non è solo l’alcol il problema. La settimana successiva entrai al Club, timorosa e vergognosa, ma determinata a iniziare la strada verso la sobrietà. Era il 23 marzo 2005. Ricordo perfettamente il giorno, il giro delle presentazioni, le testimonianze degli altri, la vergogna nel raccontare la mia storia. Improvvisamente, però, al posto della vergogna provai una sensazione di pace e di serenità che non avrei creduto possibile. Il mio percorso di cambiamento è iniziato quel giorno. Non ho più bevuto, ma non ho dimenticato. In questi tre anni molte cose sono cambiate, il mio stile di vita è mutato, sono più tranquilla, affronto le contrarietà con spirito più sereno. Mi sento una donna realizzata: ho un buon lavoro, una casa mia, amici sinceri e l’affetto dei miei familiari.

 

Annalisa B.

(Testimonianza raccolta tramite AICAT, Associazione Italiana dei Club degli Alcolisti in Trattamento)

A.C.A.T. di Cesena - (onlus) • Associazione Club Alcolisti in Trattamento • Via Ungaretti, 528 • 47521 Cesena (FC) • Tel. 349 5438903 - 347 5462345  

This site was designed with the
.com
website builder. Create your website today.
Start Now