CHI SIAMO

“Ogni mattina ci attende la prova più importante, quella con noi stessi. Davanti allo specchio quando ci guardiamo negli occhi. Ed è gratificante superare questa prova. Scopriamo che non c’è nulla di più importante della nostra consapevole onestà interiore, della nostra irrinunciabile dignità. Saranno sempre il nostro punto di forza. Ci aiuteranno ad affrontare e superare qualsiasi ostacolo che incontreremo. Consapevoli che la competizione non è con gli altri, ma con noi stessi. Per essere sempre migliori di ieri...” (Agostino Degas)

Come nasce e che cos'è l'A.C.A.T.?
L' A.C.A.T. è un'associazione non a scopo di lucro composta da volontari che ha come obiettivo quello di aiutare gli alcolisti che vogliono smettere di bere e i familiari che spesso non sanno come agire. Noi prendiamo in considerazione tutti quelli che chiedono aiuto, indipendentemente dall'età o dalla nazione. Facciamo parte di un'associazione che ha diramazioni regionali che dipendono a loro volta da un'associazione nazionale che si chiama A.I.C.A.T.,e ad una associazione a livello mondiale W.A.C.A.T.
Quali sono le modalità d'intervento dell'A.C.A.T.?
Il primo passo è quello di accogliere l'alcolista e farlo parlare con un servitore insegnante preparato. Poi verrà invitato a partecipare a una serata di club, dove se l'alcolista in terapia parla con l'alcolista che è attivo, questo può capire ed accettare il fatto che si possa uscire. Cerchiamo di trasmettere l'esperienza di chi ha superato questa situazione all'alcolista che chiede aiuto; E' la condivisione delle emozioni, delle esperienze, degli stili di vita dei partecipanti del club che funge da aiuto. Dopo il primo passo l'organizzazione dell'A.C.A.T. prevede incontri settimanali con gli alcolisti in trattamento. In questi club tutti gli alcolisti, guidati da un operatore chiamato servitore-insegnante, parlano di se, del proprio problema, e cercano di suggerire anche agli altri come uscire. Agli incontri partecipano massimo 12 famiglie, tutti possono parlare ed esprimere le loro idee nel rispetto degli altri membri.
Metodologia di lavoro: Seguiamo le idee di Vladimir Hudolin, neuropsichiatria dell'ex Jugoslavia, che stanco di vedere che gli alcolisti venivano ricoverati in manicomio, dimessi dopo un periodo di astinenza, e ricoverati di nuovo poco dopo per una ricaduta, ha studiato questo metodo che è arrivato fino a noi. Nei suoi studi Hudolin ha determinato prima di tutto che l'alcolismo non è una malattia ma è uno stile di vita, e secondo che l'alcolismo non è uno stile di vita individuale ma è lo stile di vita della famiglia. Ed è per questo che nei nostri club entrano gli alcolisti con la famiglia, al completo il più possibile. Come arriva da noi chi ha bisogno d'aiuto: L'arrivo dei soggetti può essere determinato dalla propria forza di volontà, dall'invio di medici di base, di medici dell'ospedale o di medici o psicologi del Ser.T. o non, o da persone esterne che conoscono la nostra Associazione Acat di Cesena. Possono giungere ai nostri Club altresì dall'invio di Comunità Terapeutiche. Può capitare che si rivolga a noi un familiare o dei familiare della persona alcolista, e che dopo un periodo di tempo venga anche lui.
ALCUNI PRINCIPI ORGANIZZATORI DEL NOSTRO APPROCCIO AI PROBLEMI LEGATI ALL'ALCOL: - La formazione permanente degli operatori, dal livello specialistico all'informale con revisione critica dei propri atteggiamenti; - Lo spostamento dell'attenzione dall'individuo alla famiglia; - La formazione permanente delle famiglie con problemi alcolcorrelati, che passano da problema a risorsa; - La continuità dell'intervento; - La diffusione capillare sul territorio grazie alla accessibilitˆ e alla semplicità; - La promozione di una cultura diversa rispetto agli stili di vita; - L'azione congiunta di soggetti pubblici e privati con provenienze diverse. Il Cub ha un ruolo attivo nella comunità: - Il Club opera secondo i principi di solidarietà, amicizia, amore; - Tutta la famiglia partecipa al Club del proprio paese; - Il cambiamento avviene al di fuori del Club; - Il Club deve essere visibile nella comunità; - Il Club  attivo nella comunità locale - Il Club si moltiplica.

AlCOL

Sintomi

Non è sempre facile vedere quando il nostro consumo di alcol ha superato il limite e si è passati dall’uso moderato e normale nelle situazioni sociali ad un problema di abuso. Se consideriamo il bere un comportamento patologico ci sono dei segnali che possono metterci in guardia sul rischio di cadere nella dipendenza da alcol. Vediamo quali sono i più evidenti sintomi dell’alcolismo:
- Sentirsi in colpa sul fatto di bere
- Mentire agli altri o nascondersi quando si beve
- Avere intorno a sé persone che sono già preoccupate
- Bisogno di bere per rilassarsi o sentirsi meglio
- Amnesie legate al periodo in cui si è bevuto
- Tendenza a bere più di quanto si vorrebbe
Questi sono sono alcuni indizi che segnalano che a livello psicologico c’è un rapporto con l’alcol non sano. Altri sintomi dell’alcolismo sono il negare di avere un problema nel bere, sottostimare o ignorare i rischi connessi con l’uso eccessivo di alcol. A volte l’alcolista si rende conto e riconosce di avere un problema ma questo non gli consente di smettere pur volendo far qualcosa. Questo perché un sintomo dell’alcolismo è la perdita di controllo del rapporto con il consumo di alcol. Ma molto spesso c’è il rifiuto di riconoscere il problema come tale, e la negazione del problema è forse il più tipico sintomo dell’alcolista ed è anche uno dei principali ostacoli alla cura. Il desiderio di alcol è così forte che il dipendente trova molti modi di razionalizzare il suo consumo per quanto evidente sia la dannosità sia fisica, sanitaria ma anche psicologica e finanziaria. L’alcol diventa una dei principali interessi del dipendente che spesso rinuncia ad altre attività o si danneggia fisicamente e economicamente solo per potersi procurare la sua dose eccessiva di alcol giornaliera. I sintomi di alcolismo sopra descritti sono un campanello d’allarme che va ascoltato e a cui vanno date risposte immediate per evitare che il problema peggiori; di alcolismo si può guarire ma occorre intervenire in modo professionale e serio.

Dipendenza

La dipendenza da alcool è caratterizzata dalla ricerca incontrollata di questa sostanza, che alla lunga induce profondi cambiamenti neurochimici. La causa di tale dipendenza è da ricercare nelle proprietà anestetiche dell’alcol, sia a livello mentale che fisico, che comportano una diminuzione del dolore e danno anche la sensazione di alleggerire l’enorme disagio psichico di cui molti soffrono. L’uso eccessivo e prolungato di sostanze alcoliche comporta dipendenza fisica, pertanto l’interruzione brusca comporta i sintomi d’astinenza, anche solo dopo due ore. I sintomi tipici d’astinenza sono agitazione, dolori fisici, vomito, brividi e tremolio alle gambe. La dipendenza da alcol nasce spesso dopo l’insorgere di gravi disagi psichici e fisici e nello sperimentare come l’alcol riesca a lenire questi effetti apparentemente per l’effetto dello stato di ebbrezza. La ricerca continua di questo sollievo porta alla dipendenza dal alcool che in poco tempo diventa cronica. Alla lunga gli effetti sul corpo e sulla mente sono disastrosi, infatti il soggetto alcolista subisce un repentino cambio caratteriale che risulta essere meno tollerante, aggressivo, facilmente irritabile e costantemente assente. E’ chiaro che l’alcolismo si presenta come una malattia cronica difficile da sconfiggere a causa degli intrigati fattori psicologici e sociali. Per uscirne è necessario come prima cosa ammettere di essere malati, cosa che la maggior parte dei dipendenti da alcol non ammetto. Solo ammettendo di essere dipendenti dal alcol si può iniziare un percorso di guarigione. Pertanto l’aiuto dei familiare, degli amici o delle comunità è fondamentale per questo primo passo dal quale non si può prescindere. Una figura importante, oltre alla famiglia, è il medico che deve essere in grado di consigliare in maniera adeguata l’alcolista e individuare un percorso di ripresa adeguato e specifico per la singola persona. Infatti, in relazione al grado di dipendenza da alcol, possono essere consigliati dei farmaci che permettono di modulare l’umore cosi da riuscire a svincolarsi da questo e ripristinare il proprio stato di benessere iniziale. Questi casi sono tuttavia rari e semplici da curare, in tutti gli altri è fondamentale entrare a far parte di una comunità o di un centro specializzato nella cura delle dipendenze. Fondamentale è accettare l’idea di essere aiutati. Dietro la nascita di una dipendenza da alcol, c’è sempre un evento spiacevole e per uscirne è fondamentale trovare un appoggio che non sempre può essere offerto dal singolo, ma che sicuramente viene trovato nelle comunità per alcolisti. Ci vuole tempo e pazienza per disintossicarsi e spesso sono necessari anni ma soprattutto una ferrea volontà da parte di colui che vuole essere curato ma anche da parte dei più cari che devono condividere e comprendere la problematica e sostenere il percorso di disintossicazione e riabilitazione. Forte volontà, pazienza, dedizione da parte della famiglia e un percorso strutturato in comunità sono gli steps fondamentali per una guarigione definitiva dalla dipendenza da alcol, di cui il primo passo, quello del riconoscimento della malattia, è il più delicato ed importante.

Astinenza

La sindrome da astinenza alcolica è una serie di sintomi che occorrono quando un individuo riduce o interrompe il consumo di alcol dopo un periodo di lungo uso. L’abuso di alcol conduce a tolleranza e dipendenza fisica. La sindrome da astinenza da alcol è il risultato della risposta del sistema nervoso centrale a seguito della mancanza di alcol. I sintomi sono vari e possono andare da lievi a gravi a seconda della gravità dell’abuso e dal periodo di tempo per cui si è abusato di alcol. La sindrome inizia in genere da 6 a 24 ore dopo l’ultima assunzione di alcol e può durare fino a 1 settimana. Un paziente, per essere diagnosticato come affetto, deve avere almeno due dei seguenti sintomi: accresciuto tremore alle mani, insonnia, nausea o vomito, allucinazioni momentanee, agitazione psicomotoria, ansia, crampi e instabilità autonomica. Più dettagliatamente dalle 6 alle 12 ore dopo l’inizio dell’astinenza si ha per lo più sintomi quali: tremori, mal di testa, sudorazione, ansia e nausea. Dalle 12 alle 24 si hanno confusione, allucinazioni, agitazione. Da 24 ore a 48 ore possono essere attesi crampi. Al secondo giorno di astinenza i sintomi possono iniziare a ridursi anche se alcuni pazienti tendono comunque a mantenerli a volte fino al 12 giorno. Cosa succede quando si verifica l’astinenza da alcol La causa della sindrome da astinenza alcolica è data dal fatto che chi eccede nel bere alcolici in modo continuativo abitua il proprio corpo all’alcol e lo rende dipendente da esso, quando ciò è avvenuto il sistema nervoso centrale reagisce con dei sintomi se la quantità di alcol è repentinamente ridotta o cessata. Come detto la gravità dei sintomi può variare molto a seconda dell’individuo e del livello di intossicazione raggiunta. Nei casi peggiori può essere necessaria una supervisione medica (con ospedalizzazione) per monitorare ed aiutare il dipendente nella fase più acuta dell’astinenza da alcol con la somministrazioni di trattamenti specifici per limitare la sofferenza del paziente. La gran parte dei pazienti che va incontro alla sindrome da astinenza da alcool si rimette completamente nel giro di pochi giorni e da qui può iniziare un percorso di uscita dall’alcolismo con totale recupero di una salute ottimale. Ovviamente visti gli effetti deleteri dell’alcolismo sulla salute prima si inizia un trattamento di cura e minori sono i danni al fisico del dipendente.

TESTIMONIANZE

Ho 40 anni e fin da ragazzo sono stato in vari posti per imparare a fare il cameriere, tutti ristoranti e pizzerie dove persone più grandi di me bevevano. Mi trovavo qui a Bertinoro, lontano da casa, e a volte la sera dal piazzale Belvedere guardavo giù tutte le luci, mi sentivo solo e piangevo, non per cercare scuse ma il bere, mi aiutava a sentirmi grande. Poi conobbi una ragazza e ci fidanzammo. Partii militare e al mio ritorno avremmo dovuto sposarci ma io sia per la lontananza sia per il bere ne trovai un'altra. Quando lei lo scoprì mi lasciò e non è mai tornata sulla sua decisione. Fu in questo periodo che iniziai a bere maggiormente e passai anche ai superalcolici. Quando però smisi di pensare a lei non feci altrettanto con l'alcol, anzi. Conobbi molte altre ragazze ma queste storie duravano una, due sere al massimo. Poi 8 anni fa ho conosciuto Francesca, e in quell'occasione ero ubriaco. Col passare del tempo lei si comportò come un'amica, criticava spesso il mio bere ed io piano piano mi innamorai di lei. Quando finalmente trovai il coraggio di confessarle i miei sentimenti lei mi rispose: "ma vai via, sei solo ubriaco, quando sei sobrio non mi dici mai nulla. A chi devo credere?". Ci rimasi molto male, sapevo che anche lei mi voleva bene, stava cercando la strada per aiutarmi. Infatti dopo un breve periodo di astinenza, le riparlai chiedendole di venire a vivere con me e le promisi che l'avrei fatta finita con l'alcol. Da quando siamo andati a stare insieme ho fatto mille promesse a Francesca ma tutte le volte ci ricascavo; lei era sempre molto tesa e aveva 10 occhi invece di due. Alla fine mi costrinse a frequentare il Club degli alcolisti in Trattamento. Sono passati 5 anni ed è buffo come una cosa iniziata per forza si sia trasformata in una piacevole parentesi. Viviamo gomito a gomito con migliaia di persone ma non c'è spazio per un rapporto vero di amicizia, direi anche d'amore. Quante persone vediamo per strada che avrebbero bisogno di aiuto ma spesso diciamo "io ne ho abbastanza dei miei problemi". Questa amicizia e questi valori li ho ritrovati nel Club. Spesso parliamo anche di problemi che non riguardano l'alcol con la certezza di essere ascoltati, capiti e aiutati. Comunque oggi a distanza di tempo posso finalmente mantenere la promessa fatta a Francesca, anch'io posso dire "no grazie, non bevo alcolici".

Pasquale Leone Alcolista - Acat Cesena

Il mio nome è Biondi Luigi, sono alcolista in trattamento da 7 anni in astinenza. Il mio racconto parte da lontano cioè da quando i miei mi hanno permesso di uscire di casa dall'etè di 16-17 anni; ecco qui cominciai il mio approccio con l'alcol. Uscivo con gli amici ed insieme facevamo qualche bisboccia e si beveva anche se inizialmente non arrivavamo all'ubriacatura, ma bevevamo solo per lo stare in società, a contatto con persone più adulte ed io man mano che gli anni passavano (non conoscendo il problema, perchè in ITALIA mancava e manca tuttora una educazione basata sull'insegnamento dei rischi alcolcorrelati), sono passato ad essere un alcol dipendente. Va detto che in questa mia dipendenza c'era a monte un motivo o più motivi dei quali oggi non ne conosco l'identità; diciamo che uno poteva essere il momento in cui, sul lavoro, sono stato lasciato solo a gestire una attività che in un primo momento non mi sembrava di grosse difficoltà, poi si è rivelato più grande del previsto ed io non volendo far vedere le mie difficoltà, ho chiesto aiuto ad un amico: "l'alcol" In queste situazioni non ci rendiamo conto delle nostre azioni e quindi dimentichiamo tutto e non ci rendiamo conto di quanto male facciamo a noi stessi e non solo ma a tutta la famiglia che ci sta intorno; non proviamo la loro vergogna a presentarsi come padre, madre, moglie, figli o fratelli di un individuo che "ama troppo" l'alcol. Quando poi è venuto il momento di fare una scelta o smettere o morire, mi sono dirottato sulla prima e sono stato inviato presso i centri educativi sui problemi alcolcorrelati. Diciamo che è stata una scelta dura perchè si trattava di lasciare un "amico" e si sa quanto sia doloroso perdere un caro confidente se così si può chiamare; però in un momento di riflessione mi sono detto: visto che gli amici mi hanno messo in disparte perchè così si usa ed è logico, si è considerati persone non più capaci di gestire sè stessi, allora gioco forza bisogna dire: lascio un confidente per riacquistare gli amici e così facendo ho iniziato la terapia e mi sono buttato dentro al punto tale che oggi se non vado al club, mi sembra che mi manchi qualcosa: ed a proposito di club io l'ho vissuto e lo vivo tutt'ora come un alimento della mia vita e quindi mi è facile ricordare e riportare alcune testimonianze. Una cosa non posso dimenticare, ed è quella del ruolo che ha svolto e che svolge mia sorella perchè diciamo che è stata sua la spinta maggiore ad accettare il trattamento. Fra i tanti episodi, curiosi o meno, mi è rimasto vivo in mente quello di quando ho partecipato per la prima volta ad un Interclub dove ho conosciuto il prof. Hudolin; ebbene alla fine della riunione lo stesso professore ha invitato tutti a cantare, ecco in quei momenti ho provato la stessa sensazione di quando cantavamo "bevuti" e mi son chiesto cosa penserà la gente fuori sapendo che la dentro c'erano persone che avevano smesso di bere!!! Altri momenti che ricordo sono quelli di quando ho avuto con me al club persone che chiedevano aiuto, vivendo grosse difficoltà perchè in famiglia non erano considerate, un episodio curioso è stato quello di sentire un alcolista dire sempre 0 giorni con una risatina da persona ancora bambina. Un momento molto importante da ricordare per me è stato quello di quando sono stato chiamato a far parte dell'ACAT cesenate. "Ecco" mi sono detto, "qualcuno ha visto che i miei sforzi non sono stati inutili" ed in quel momento mi è sembrato di toccare il cielo con un dito. Sono tutte cose che fanno parte della mia vita attuale ed alle quali, per il momento non vorrei rinunciare perchè mi hanno insegnato e mi insegnano tuttora a capire il valore della vita. Ci sono stati anche episodi brutti, non solo ricadute di altri compagni, ma sono stati quelli di vedere un alcolista prendere per il naso se stesso e tutti gli altri, negando l'evidenza dei fatti, ecco questi sono episodi che mi mandano in bestia, perchè chi fa certe cose non si rende conto di quanto danno rechi a tutta la comunità dei clubs. Quanto detto fin qui fa parte di tutta l'attività dei clubs, che non vanno considerati come semplici ritrovi, ma riunioni dove si discutono tanti problemi, siano essi legati strettamente all'individuo ed alla sua famiglia come quelli che riguardano pi direttamente le istituzioni pubbliche. Certamente di cose da scrivere ce ne sarebbero tante, ma ogni storia ha e deve avere la sua fine, quindi la cosa che più mi auguro è che queste righe (se pubblicate) siano lette non solo da alcolisti, ma da tanta altra gente in modo da far capire loro in una società come questa, la nostra, che c'è sempre un rimedio ad errori volontari od involontari che siano. Chiudo con il dire che i clubs servono per il reinserimento di persone in un contesto sociale, solo che le istituzioni pubbliche devono capire e portare il loro sostegno per una causa che fino ad ieri non era conosciuta, o meglio non voleva essere riconosciuta. Luigi Biondi - ACAT Cesena

Luigi Biondi - ACAT Cesena

Quel giorno, mio figlio... Sono Annalisa. La mia adolescenza è trascorsa all'insegna della spensieratezza; mi sono sposata molto giovane e sono diventata mamma. Il mio matrimonio è stato un disastro. La maternità poi mi ha ulteriormente responsabilizzata. Non soddisfatta del mio ruolo, frequentai prima la scuola magistrale, poi il corso di "Infermiera professionale". Le mie giornate erano veramente faticose: lavoravo fuori, accudivo la mia famiglia e studiavo. Dopo il diploma e relativo corso fui assunta in ospedale, dove ancora oggi lavoro come dipendente stimata e gratificata. Mio figlio nel frattempo cresceva senza problemi, si è laureato senza nessuna difficoltà; la nostra vita scorreva in modo piatto ma tranquillo; covavo sempre la mia insofferenza. Io e mio marito vivevamo separati in casa. Ciascuno di noi aveva i suoi interessi e le sue amicizie. Ho iniziato a bere come tutti, alle feste, alle cene, l'aperitivo al bar. Le dosi di alcol che assumevo diventavano sempre più massicce, in casa tutti erano a conoscenza di questo mio comportamento e cercavano di farmelo notare, ma io non volevo riconoscere di essere diventata una alcolista. Mio marito durante quel periodo era molto arrabbiato. Mi mortificava, mi insultava e spesso evitava di portarmi alle cene in casa di parenti per non incorrere in brutte figure. Dopo 33 anni di matrimonio ricevetti una telefonata da una donna, che si presentò come la nuova compagna di mio marito: lui, nel giro di pochi mesi, si trasferì in un'altra casa. Mio figlio, contemporaneamente, decise di andare a convivere con la sua ragazza. Da un giorno all'altro mi ritrovai sola e disperata. La reazione a tutto questo aumentò la mia voglia di autodistruzione. In pochi mesi ero arrivata a bere una bottiglia di cognac al giorno. Mio figlio, nonostante non vivesse pi con me, non mi aveva abbandonato, anzi cercava in tutti i modi di starmi vicino. Il mio comportamento peggiorava man mano che passava il tempo. Ero diventata bugiarda, negavo di aver bevuto quando non mi reggevo in piedi, nascondevo le bottiglie nei posti più impensati. Un giorno che avevo bevuto più del solito, mio figlio mi fece sedere sul divano e seriamente mi chiese se mi rendessi conto di avere un problema. Per la prima volta in vita mia fui costretta a riflettere e senza vergogna confessai di aver bisogno di aiuto. Mio figlio aveva già preso contatto con un medico specialista e insieme andammo da lui. Il primo impatto fu sconvolgente, mi chiedeva di staccarmi dall'alcol e di frequentare un Club degli alcolisti in trattamento. Quando gli chiesi per quanto tempo avrei dovuto subire questa punizione (perchè questo pensavo che fosse), mi rispose: "Per sempre". Non dissi nulla, ma in cuor mio gli diedi del pazzo. Il club che avrei dovuto frequentare era formato da famiglie che avevano problemi derivanti dall'alcol: lo scopo è quello di coinvolgere tutti gli appartenenti al nucleo familiare, perchè non è solo l'alcol il problema. La settimana successiva entrai al Club, timorosa e vergognosa, ma determinata a iniziare la strada verso la sobrietà. Era il 23 marzo 2005. Ricordo perfettamente il giorno, il giro delle presentazioni, le testimonianze degli altri, la vergogna nel raccontare la mia storia. Improvvisamente, però, al posto della vergogna provai una sensazione di pace e di serenità che non avrei creduto possibile. Il mio percorso di cambiamento è iniziato quel giorno. Non ho più bevuto, ma non ho dimenticato. In questi tre anni molte cose sono cambiate, il mio stile di vita è mutato, sono più tranquilla, affronto le contrarietà con spirito più sereno. Mi sento una donna realizzata: ho un buon lavoro, una casa mia, amici sinceri e l'affetto dei miei familiari.

Annalisa B. (Testimonianza raccolta tramite Aicat, Associazione italiana dei Club degli Alcolisti in trattamento).

Elenco Club

Mercato Saraceno - (club n° 158)
c/o Ospedale “Cappelli” - Sala Riunioni- 3° Piano
Lunedì - ore 18 ,30 - 20
RENATO tel. 347 94 87 724
IVANO tel. 346 2176182
Cesenatico - (club n° 151)
c/o Consulta del Volonteriato - Via Cesare Battisti
Lunedì - ore 20,30- 22 (invernale ore 18- 19,30)
ADOLFO tel. 338 46 24 464
Borello - (club n° 160)
c/o Sede Quartiere Borello - P.za S. Pietro in Solfrino, 464
Lunedì - ore 20,30 - 22
GIANCARLO tel. 327 44 20 426
Cesenatico - (club n° 148)
c/o Consulta del Volonteriato - Via Cesare Battisti
• Martedì - ore 20,30- 22 (invernale ore 18- 19,30)
ANDREAtel. 329 22 57 610
Martorano - (club n° 113)
c/o Sede Quartiere Ravennate - Via T. Galimberti, 75
• Mercoledì - ore 20,30- 22
CARLOtel. 0547 63 13 76
Cesena Oltresavio - (club n° 152)
c/o Sede quartiere Oltresavio - Via Pistoia, 56
• Mercoledì - ore 20,30- 22 (estivo ore 21 - 22,30
IVANOtel. 346 21 76 182
Longiano- fraz. Crocetta - (club n° 159)
c/o Centro Civico - Via Ponte Ospedaletto, 84
• Mercoledì - ore 20,30 - 22
ROMILDOtel. 392 88 46 004
Sant’Angelo di Gatteo- (club n°140)
Via Leonardo da Vinci, 72 A
• Mercoledì - ore 20,30- 22 (estivo ore 21 - 22,30)
VALTERtel. 338 67 29 612
Cesena Ponte Abbadesse - (club n° 11)
c/o Sede Quartiere Cesuola - Via Ivo Giovannini, 20
• Giovedì - ore 19 - 20,30
ANDREA.Gtel. 334 77 92 533
Cesena Ponte Abbadesse - (club n° 32)
c/o Sede Quartiere Cesuola - Via Ivo Giovannini, 2
Giovedì - ore 20,30 - 22
ANDREA.Atel. 339 23 91 581
Ruffio - (club n° 34)
c/o Sede Quartiere al Mare - Via Provinciale Sala, 20
• Giovedì - ore 20,30 - 22
PAOLAtel. 346 59 94 697
Martorano - (club n° 112)
c/o Sede Quartiere Ravennate - Via T. Galimberti, 75
• Giovedì- ore 20,30- 22 (estivo ore 21 - 22,30)
LIDIAtel. 327 44 33 841

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